“IL CORONAVIRUS HA MOSTRATO LA FRAGILITA’ DEL SISTEMA SANITARIO ” FABIO D’ AJELLO, MEDICO DEL 118 IN QUARANTENA ” BASTA SACRIFICI IMMANI E VITE SPEZZATE, LA SANITA’ VA RIPENSATA”

Ogni giorno è il giorno più lungo. Migliaia di telefonate, sirene spiegate, la corsa contro il tempo, turni infiniti. Gli operatori del 118 si spostano avanti e indietro come palline impazzite per le città infestate dal coronavirus: soccorrono, combattono e, spesso, si ammalano. Fabio D’Ajello, medico del 118 è di uno di quelli che ha contratto l’infezione ed è temporaneamente costretto alla quarantena in attesa di tornare in servizio.
Come sta dottor D’Ajello?
“Sto migliorando, sono in isolamento, a casa, dall’ultimo sabato di marzo. Qualche giorno prima avevo avvertito i primi segnali della sintomatologia. Avendo purtroppo contagiato mia moglie e due dei tre mie figli, sto adottando tutte le migliori precauzioni possibili”.
Quando pensa di aver contratto il virus?
“Suppongo di aver verosimilmente incrociato dei portatori di Covid19 prima che scattasse l’allarme e che abbiamo trattato come pazienti affetti dall’influenza di stagione”.
Tra le centinaia di casi che ha affrontato ce n’è qualcuno che l’ha coinvolta anche emotivamente?
“Sì, quando abbiamo salvato in extremis un paziente in condizioni molto critiche: è stato un momento di gioia e di orgoglio. Altri due casi invece mi hanno fatto riflettere sulla inusitata virulenza di questo virus e sulla fragilità dell’esistenza umana. E’ stato quando abbiamo soccorso un uomo affetto da virus che nel giro di pochi minuti è peggiorato al punto di doverlo trasferire in terapia intensiva e quando abbiamo riscontrato il contagio in un bambino di pochi mesi. Eravamo convinti che i minori fossero immuni. Siamo davvero di fronte a un flagello, basta dare una lettura delle cifre inerenti a contagiati e vittime su scala planetaria per rendersene conto”.
A proposito di bilanci, secondo lei come sta rispondendo il servizio sanitario regionale all’emergenza?
“Nel complesso direi che finora ha retto grazie anche ai drastici provvedimenti adottati tempestivamente dal presidente De Luca capace spesso di prevenire le decisioni del governo e nel contempo di potenziare in poche settimane la rete ospedaliera per affrontare le esigenze delle terapia intensiva in tutta la regione. Chiaramente, poi, la professionalità e l’abnegazione di medici e paramedici è sotto gli occhi di tutti.  Certo, le difficoltà legate a un’emergenza di queste dimensioni non potevano non manifestarsi e ci saranno ancora, ma alla fine, ripeto, il sistema sta reggendo con sforzi e spirito di sacrificio immani”.
I cittadini vogliono immaginare il futuro nella maniera più ottimistica possibile. Lei invece che è sul campo che idea si è fatto?
“Anch’io penso positivo e dico: andrà tutto bene. Ma andrà tutto bene se avremo la capacità di mettere in discussione tante nostre certezze, a partire dal nostro stile di vita. Così come bisognerà ripensare il sistema sanitario, perché il coronavirus ci ha dimostrato quanto sia sottodimensionato. Quando la Sanità nelle regioni del Nord è collassata sotto il peso dell’emergenza, qui abbiamo temuto non solo di non poter fornire un sostegno solidale agli ospedali della Lombardia o del Veneto, ma di non essere nelle condizioni di reggere all’onda d’urto del contagio. La morale è che la Sanità pubblica va potenziata e bisogna restringere il divario tra l’organizzazione del Nord, che ha comunque registrato delle falle, e quella nel Mezzogiorno”.
Anche perché il Coronavirus è costato migliaia di contagiati e decine di vittime tra medici e paramedici. Un prezzo altissimo.
“Altissimo e inaccettabile. Non a caso siamo in agitazione virtuale perché nessuno di noi si sognerebbe di interrompere un servizio pubblico in questo periodo, ma è necessario sollecitare una riflessione collettiva. Successivamente andranno adottate misure consequenziali.
Tipo?
“Non voglio entrare nel merito di considerazioni ideologiche, parlo del mio ambito professionale. Penso ad esempio che sarebbe meglio, come teorizza il dottor Balzanelli, direttore del 118 di Taranto, uniformare il servizio 118 da Nord a Sud perché in gioco c’è la vita dei pazienti. Bisogna colmare le asimmetrie su base locale perché è l’efficienza del 118 a permettere alla rete ospedaliera di funzionare. Se il 118 è fragile, la rete ospedaliera ne soffre. Questa valutazione andrebbe fatta proprio nell’epoca in cui il coronavirus ha messo in crisi il tanto decantato modello anglosassone, basato su competitività e individualismo anche nella Sanità. In questi giorni di isolamento ho ripensato all’analisi illuminata di un economista pubblicata sul settimanale Forbes secondo la quale un sistema sanitario nazionale efficiente, ben organizzato e strutturato sarebbe sicuramente costato meno rispetto a quanto ci costa affrontare questa gigantesca pandemia, in termini economici e di vite umane. Come sempre prevenire è meglio che curare”.
Una volta guarito, dottor D’Ajello, tornerà in prima linea?
“Certamente, com’è giusto che sia”.
di G. P.

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