MISURE A SOSTEGNO DELLA LIQUIDITÀ ATTRAVERSO IL SISTEMA BANCARIO

Di Mario Michelino

Consigliere dell’ Ordine dei dottori commercialisti di Napoli

Dall’introduzione deI lockdown, nuovo termine con cui ultimamente abbiamo imparato a confrontarci a seguito della emergenza sanitaria, è trascorso ormai più di un mese, e, ad oggi, non è ben chiaro quando e come sarà gestita la fase del ritorno alla vita normale e della ripresa economica.

Dal punto di vista delle imprese la parola che circola in modo unico e ossessivo è sempre la stessa liquidità.

Non può essere un alibi la gestione dell’emergenza, occorre organizzare la modalità con cui immettere nel sistema (tanta) liquidità a sostegno delle imprese, ridurre in modo drastico la fase burocratica di accesso e soprattutto rinviare imposte, tasse e ogni adempimento che potrebbe ridurre la disponibilità finanziaria delle imprese.

Questa fase, ovviamente, porterà ad un notevole indebitamento a cui dovrebbe seguire un piano di rientro non inferiore ad almeno vent’anni.

Le misure a sostegno della liquidità di microimprese e PMI colpite dall’epidemia di COVID-19 sono indicate all’art. 56 del DL 18/2020.

Fondamentalmente si prevede, per il momento, una moratoria del rientro dalle esposizioni debitorie nei confronti di banche e intermediari finanziari.

Nel dettaglio le misure sono le seguenti 1. le aperture di credito accordate “sino a revoca” e i prestiti accordati a fronte di anticipi su crediti non possono essere revocati fino al 30.9.2020, 2. i contratti di prestito non rateale con scadenza anteriore al 30.9.2020 sono prorogati, unitamente ai rispettivi elementi accessori e senza alcuna formalità, fino alla stessa data e alle medesime condizioni, 3. il pagamento delle rate di prestiti o dei canoni di leasing, in scadenza fino al 30.9.2020, è sospeso e il relativo piano di rimborso è rimodulato secondo modalità che garantiscano l’assenza di nuovi e maggiori oneri per le parti.

Va chiarito che il riferimento agli “elementi accessori” include anche tutti i contratti connessi al contratto di finanziamento, tra i quali, in particolare, garanzie e assicurazione.

È opportuno però precisare che, trattandosi esclusivamente di una moratoria, durante il periodo di sospensione continuano a maturare interessi.

Da un punto di soggettivo la moratoria trova applicazione relativamente alle micro, piccole e medie imprese, cioè le imprese che hanno meno di 250 occupati e hanno un fatturato annuo non superiore a 50 milioni di euro, oppure un totale di bilancio annuo non superiore a 43 milioni di euro con sede in Italia.

In una nota il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha chiarito che la moratoria trova applicazione anche a favore dei lavoratori autonomi titolari di partita IVA e iscritti agli Ordini o senza Albo aventi sede in Italia.

Come precisato dal suddetto Ministero, deve trattarsi di imprese/lavoratori autonomi in bonis, anche se hanno già ottenuto misure di sospensione o ristrutturazione dello stesso finanziamento nell’arco dei 24 mesi precedenti, inoltre non possono accedere alla moratoria le imprese che abbiano rate scadute (ossia non pagate o pagate solo parzialmente) da più di 90 giorni.

Invece passando all’aspetto oggettivo, dobbiamo prendere in esame le relative esposizioni debitorie, e più precisamente nei confronti di banche, di intermediari finanziari e degli altri soggetti abilitati alla concessione di credito in Italia a condizione che, alla data del 17.3.2020, non siano classificate come “crediti deteriorati”.

Vediamo, in pratica, quali sono le condizioni di applicazione della moratoria.

Per ottenere la moratoria è necessario che i soggetti interessati inviino alle banche o agli intermediari finanziari un’apposita “comunicazione”.

In particolare potrà essere fatta mediante PEC, oppure attraverso altre modalità che consentano di tenere traccia della comunicazione con data certa, corredata da una autocertificazione relativa al fatto di aver subito, quale conseguenza diretta della diffusione dell’epidemia da COVID-19, carenze di liquidità in via temporanea.

Trattandosi di una “comunicazione” e non di una “istanza”, le banche saranno tenute ad accettare le comunicazioni di moratoria che rispettino i requisiti, ma non dovranno verificare la veridicità delle autocertificazioni. In ogni caso, una eventuale autocertificazione mendace sarà passibile di sanzione ai sensi del DPR 445/2000. Nella medesima “comunicazione”, è possibile scegliere se optare per la sospensione della sola quota capitale o dell’intera rata (capitale ed interessi).

In conclusione, si tratta di una serie di misure che non soddisfano le imprese, ma possono essere considerate in primo passo in attesa del decreto di aprile.

In una situazione di tale emergenza occorre sicuramente competenza e velocità unitamente allo snellimento di tutta la burocrazia possibile.

Occorre intervenire in questa fase con l’immissione di liquidità e occorre farlo presto, anche il sole rinvio di un mese potrebbe essere considerato catastrofico.

One thought on “MISURE A SOSTEGNO DELLA LIQUIDITÀ ATTRAVERSO IL SISTEMA BANCARIO”

  1. Occorre un ‘immediata risposta . Non credo più tempo. La maggior parte delle piccole / medie imprese, che formano la gran parte del tessuto economico del nostro Paese, sono in gravissime difficoltà e senza più liquidità!
    Occorre infine una uniformità delle banche e degli Istituti finanziari nell’accogliere tempestivamente e senza indugio le istanze/comunicazioni dei loro clienti. Ad oggi purtroppo non è così.

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