Come affrontare la piorrea, “killer” dei denti

A cura del dottor Alessio Di Bellucci

Negli ultimi decenni si perdono più denti per malattia parodentale che per carie. Per la carie c’è la possibilità di terapie sempre più efficaci che consentono di recuperare e ripristinare l’elemento dentario con funzione estetica e funzionale, più difficile recuperare denti affetti da malattia parodontale.

La Malattia Parodontale (Piorrea) è la patologia che riguarda il parodonto, ovvero l’insieme dei tessuti di sostegno dei denti (gengiva legamento parodontale ed osso): se non adeguatamente trattata, può portare alla perdita degli elementi dentari, anche se in perfette condizioni, a causa del progressivo riassorbimento dell’osso e del tessuto gengivale da cui sono sostenuti.

Gli stadi principali di decorso sono tre, qui elencati in ordine di gravità: gengivite, parodontite e parodontite avanzata. Di solito questa malattia ha un’origine batterica, ovvero è scatenata da quei batteri presenti nella placca dei denti. Quando questi diventano troppi, o perché le difese dell’organismo si abbassano o perché si altera l’equilibrio della bocca, ecco che inizia un’infezione.

La prima fase della malattia, la gengivite, causata dall’accumulo di placca e tartaro lungo il margine gengivale è spesso indolore. Tra i sintomi che la caratterizzano possiamo notare gengive arrossate, gonfie o che sanguinano durante le normali manovre di igiene orale, alitosi ed eccessiva sensibilità dentale al caldo e al freddo.

Se però la situazione viene trascurata può evolvere nella seconda fase, la parodontite, e quindi estendersi ai tessuti, su cui il dente si ancora, con conseguenti complicazioni che possono arrivare fino alla perdita del dente. Durante questo stadio la struttura ossea le fibre muscolari che mantengono gli elementi dentari al proprio posto subiscono danni irreparabili e sotto il margine gengivale inizia a formarsi una tasca, che favorisce l’ingresso e la proliferazione della placca batterica.

Nella terza fase, la parodontite avanzata, le fibre muscolari e l’osso di sostegno vengono distrutti causando spostamento o caduta di uno o più elementi dentari con gravi conseguenze funzionali, estetiche e fonetiche.

Per una corretta diagnosi è opportuno rivolgersi ad un professionista che se necessario effettuerà una serie di trattamenti professionali per prevenire ulteriori danni ai tessuti parodontali.

L’ablazione del tartaro, tramite l’utilizzo di strumenti ad ultrasuoni o manuali, eseguita dall’odontoiatra o dall’igienista dentale è l’unico metodo per rimuovere la placca accumulata, che indurendosi diventa tartaro.

Una corretta igiene orale domiciliare (utilizzo di spazzolino, filo interdentale, dentifrici e collutori antibatterici), aiuta a prolungare nel tempo i benefici dei trattamenti eseguiti in studio ed a rallentare la formazione del tartaro.

Inoltre è opportuno limitare il fumo e l’assunzione di alcool, fattori che insieme alla predisposizione genetica, aggravano l’evolversi della malattia e tenere sotto controllo patologie quali diabete e malattie cardiovascolari!

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