Il basket italiano non è in crisi i nostri giovani sorprenderanno

di Marzio Di Mezza

Napoli occupa di nuovo uno spazio da protagonista nel basket italiano grazie al coach della Nazionale Femminile, Andrea Capobianco: napoletano, classe ’66, nel ’94 la sua prima panchina come assistente allenatore a Battipaglia in A2. Una carriera ricca di successi ed esperienze prestigiose la sua, alla guida di varie squadre in A, “Miglior tecnico del campionato italiano 2008/2009”, dal 2011 è responsabile tecnico del Settore Squadre Nazionali maschili giovanili e del Comitato Nazionale Allenatori, dal 2015 è capo Allenatore della Nazionale Femminile, con la quale ha ottenuto la qualificazione all’EuroBasket Women 2017 chiudendo il girone al primo posto.

La sfida del momento: la qualificazione all’Europeo 2021, che si giocherà in Spagna e Francia.

Coach Capobianco, facciamo un bilancio di questa prima fase?

Abbiamo perso con la Repubblica Ceca e vinto con la Danimarca. Sappiamo le difficoltà del girone, dove squadre come Repubblica Ceca e Romania possono veramente dare fastidio e sappiamo bene che ogni partita bisogna giocarla, però io penso che abbiamo buone possibilità e sui nostri punti di forza possiamo, anche noi, dare molto fastidio.

Adesso staremo un anno senza giocare (le qualificazioni riprendono a novembre 2020, ndr), mi auguro che la squadra possa arrivare alle partite di novembre prossimo al meglio della condizione e con un po’ di esperienza in più.

E’ corretto dire che il basket in Italia negli ultimi anni vive alti e bassi?

Ci sono stati alti e bassi, però devo dire che ci sono stati periodi alti soprattutto. Guardiamo il settore giovanile, dove con la Femminile è prima nel ranking europeo; con la Maschile negli ultimi 6 anni abbiamo partecipato a 3 mondiali e quest’anno il quarto. Abbiamo vinto diverse medaglie, conquistando risultati importanti come un secondo posto. E non ci sono solo risultati di squadra, perché ogni anno riusciamo a mettere giocatori e giocatrici nei migliori quintetti europei. Pensiamo che al mondiale 2 nostri ragazzi sono entrati nel miglior quintetto, votati da tutti.

Il basket femminile ci regala belle soddisfazioni. Eppure non pensa che se ne parla ancora poco nel Paese?

Una giocatrice entrata nel miglior quintetto d’Europa è italiana e ha 22 anni: Cecilia Zandalasini. Si potrebbe parlare molto di pallacanestro femminile. La cosa su cui insisterei molto, in generale, è quella di evidenziare le cose positive per avvicinare tanta gente a questo sport che può vantare giocatori italiani anche in Nba oltre che in squadre Eurolega.

Con il settore giovanile ha vinto un argento ai mondiali in Egitto nel 2017. Secondo lei si fa abbastanza per lo sport giovanile in Italia?

Le problematiche ci sono e sono sotto gli occhi di tutti, a partire dagli impianti e così via. Sono una realtà purtroppo. Però non devono diventare un alibi. Penso che le situazioni critiche possono anche diventare delle opportunità.

Dal punto di vista della crescita sportiva dico che bisogna aiutare i nostri giovani a maturare senza bruciare le tappe. Avere pazienza. La priorità è farli crescere nei tempi giusti, non è quella di vincere la partita del giorno dopo.

Napoli cestistica ha vissuto momenti importanti. Potranno ritornare?

Ho vissuto la Napoli cestistica in 3 momenti: quando si giocava al Mario Argento con l’ingegnere De Piano presidente, con un pubblico strepitoso e grandi allenatori. Devo a quel periodo la mia crescita come allenatore: andavo a vedere per cercare di rubare il mestiere. Sono stati momenti veramente straordinari, con un palazzetto non pieno, di più.

Poi c’è stato qualche anno di difficoltà fino all’ingresso dell’avvocato Maione che ha riportato Napoli in eurolega. Un altro periodo di grande entusiasmo e visibilità. Ricordo come fosse oggi la partita contro il Cska Mosca, pazzesca.

Sono seguiti anni di completo buio.

Adesso Napoli sta gettando le basi per rifare qualcosa di straordinario. Basi solide. Con una società di primissimo piano con Federico Grassi presidente e Pino Sacripanti che allena, praticamente il top. E infatti vedo che si sta ricreando un entusiasmo incredibile e la Napoli della pallacanestro si risveglierà e ha tutte le carte in regola per fare grandi cose.

Anche a livello giovanile ci sono società che stanno lavorando in modo positivo, a Napoli e in Campania. Ci sono alcuni giocatori campani, mi vengono in mente tra gli altri Andrea Spera e Ivan Morgillo, che stanno giocando in club importanti e nelle nazionali. Certamente si può ricreare quel clima positivo che Napoli merita. Queste prerogative, serietà, cuore, sentimenti, possono portare nuovamente Napoli molto in alto.

di Antonio Mango

E’ stato un martedì nero. Il 5 novembre scorso è successo di tutto. Pareggio al San Paolo con il Salisburgo, disappunto della proprietà, ritiro annunciato e rifiutato, parole grosse, richieste di risarcimenti per “danni all’immagine” della società. Un parapiglia indecoroso tra calciatori, trainer e società. All’origine una classifica avara di punti, qualche partita sbagliata, un mercato invadente e illusionista che entra negli spogliatoi e nelle case ogni santo giorno dell’anno. Doveva essere la partita della qualificazione Champions, è stata quella del rinvio a giorni migliori.

La Grande Rivolta

Il Napoli che non piace più. Spalti vuoti e polemiche piene. Quel martedì non ha fatto il miracolo. La reazione col Genoa in quel momento non c’è stata e bisogna affidarsi ai ricordi per trovare una cosa simile. La rivolta nello spogliatoio del Napoli di Maradona, che costò uno scudetto nella stagione 88-89. Per contrappunto lo spirito dell’Italia di Bearzot, sommersa dalle critiche, che vinse un titolo mondiale (1982), mettendo a profitto la reazione e l’unità del gruppo. Due casi opposti. Da una parte una squadra che lotta contro tutti e vuole dimostrare il suo valore misconosciuto. Dall’altra una squadra che ha stupito in Europa, ma smarrisce la volontà d’insieme, con un presidente incazzato nero che prende un aereo per gli States e un allenatore che va talmente d’accordo col gruppo, da rimanere solo con le sue decisioni ritiro-sì, ritiro-no.

L’inventario degli errori non salva nessuno. Più che trovare il buono, va trovato socraticamente il vero. E soprattutto ricordarsi che siamo a un terzo di campionato. I vestiti della rivolta, dei silenzi e delle scuse non si possono indossare a lungo. Va ritrovata l’energia dei tempi migliori. Altrimenti si rischia, facendo gli scongiuri, per tutti gli altri obiettivi, fino alla parola tabù, che nessuno vorrebbe pronunciare.

Il passato funesto

Il Napoli rischia. Il corbellismo, alias la pretesa farsesca di stare al mondo del calcio con quattro soldi e meno idee, è talmente il nulla che andrebbe ricordato. Quanto di più mediocre e fallimentare si sia prodotto nella storia della società partenopea. La cosa più grave è che il patrimonio tecnico, le ambizioni, il gioco spettacolare, il divertimento dei tifosi e il rispetto in Europa sono a distanza siderale da storie comiche e perdenti come quelle. Eppure, si sta facendo di tutto per ricapitarci.

La zona rossa

Attenzione. Non è così difficile ritrovarsi con una classifica da zona rossa. Due partite storte e si precipita nel limbo. Se le tre componenti del Napoli calcio (presidente, allenatore, squadra) continueranno ad ignorarsi e semmai anche a combattersi, allora sono guai e possono avvenire le peggiori cose.

La parola che fa male

La parola, con tutti gli scongiuri del caso, andrebbe pronunciata, non fosse altro per esorcizzarla. La parola è Serie B ovvero il rischio che si corre, non quando da sicuri perdenti si vince contro tutti con Bearzot che gioca a scopa con Pertini, ma quando la guerricciola civile lascia ferite non sanabili, aspettando che la crisi, mal gestita, passi da sola. Con uno sguardo europeo –secondo una ricerca della Gazzetta- si scopre che fior di squadre del continente rischiano una nobile retrocessione. Fenerbahçe, Schalke 04, Stoccarda, Monaco, Villarreal, Grasshopper, Dinamo Mosca, Rapid Vienna sono attualmente in cima alla lista delle annate no. Il fattaccio, quindi, è possibile ovunque e conviene averne contezza, anche e soprattutto per conquistare la zona Champions.

Un chiarimento aperto e vero

Tutto ruota intorno alla necessità d un chiarimento. Aperto e vero. Come nella “Napoli milionaria” di Eduardo, quando Gennaro Iovine, tornato dalla guerra, di fronte ai traffici post-bellici che avevano coinvolto e corrotto anche la moglie Amalia e l’intera sua famiglia, riesce a condividere con Amalia, attraverso un vero e profondo chiarimento, come e dove si era sbagliato. Insomma, parlatevi, perché “adda passà ‘a nuttata”.

di Fabio Di Nunno

La fine dell’anno si avvicina e, soprattutto a Napoli, ci prepariamo a festeggiarlo nel modo più classico: con i botti di Capodanno. Più che classico, in realtà è un modo alquanto rischioso, considerati i pericoli insiti nel dar fuoco a delle polveri da sparo. Nei casi peggiori, infatti, le persone subiscono lesioni che arrivano a causare mutilazioni permanenti, come la perdita di intere dita o della vista, anche tra giovani e giovanissimi. Secondo i dati diffusi dalla Lega Anti Vivisezione (LAV), che richiama quelli messi a disposizione dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza, in Italia, nel capodanno 2017/2018 si sono registrati 212 feriti con un aumento del numero dei minori coinvolti che si attesta a 50. I minori di 12 anni rimasti feriti sono stati 35. Nel capodanno 2018/2019 il numero dei feriti è aumentato a 216 (di cui 13 gravi), anche se è risultato in calo il numero di minori feriti che è sceso a 41. Pochi pensano che anche il suono dei botti e dei fuochi d’artificio può creare problemi alle persone e agli animali. Il suono, infatti, è dato da fluttuazioni di pressioni dell’aria che arrivano alla membrana timpanica. Una delle cause maggiore di morte degli animali sono proprio i fuochi d’artificio, poiché essi subiscono l’intensità sonora degli scoppi in modo estremamente più violento rispetto all’uomo. Infatti, l’udito umano è in grado di percepire una gamma di suoni fino a 20.000 hertz (Hz), ma i cani fino a 40/46.000 Hz o i gatti fino a 70.000 Hz. Il Garante per i Diritti degli Animali di Napoli, Stella Cervasio, ha chiesto diverse volte al Comune di Napoli, invano, di emanare un provvedimento efficace che possa impedire che vengano provocati danni sugli animali selvatici o da compagnia dai botti di capodanno. Il problema è che «a Napoli vediamo con troppa benevolenza i botti di Capodanno: al di là dei rischi per gli animali, sparare i botti è alquanto infantile per l’uomo».

L’Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA), la Lega Italiana Protezione Uccelli (LIPU), la LAV ed altre importanti associazioni animaliste italiane hanno lanciato diversi appelli e, negli ultimi anni, alcuni comuni hanno emanato delle ordinanze per vietare o limitare l’utilizzo dei botti di capodanno. Ma, secondo la Cervasio, «vietare non basta: poi bisogna controllare e sanzionare. Infatti, gli animali domestici o quelli che vivono in libertà nelle nostre città (cani, gatti, volatili, ecc.), possono subire dei veri e propri traumi a causa dei rumori dei botti e persino morire». Non a caso, molti veterinari raccomandano di mettere gli animali al sicuro se sono in casa, mentre gli animali in strada corrono più rischi, poiché possono stranirsi a causa delle deflagrazioni, correre all’impazzata, spaventarsi in modo letale. In particolare, i volatili potrebbero perdere l’udito e l’orientamento, volare disordinatamente, andare a sbattere contro un ostacolo o finire centrati dalla polvere pirica di un botto. È dunque provato che gli animali subiscono l’intensità sonora degli scoppi in modo estremamente più violento rispetto all’uomo e, secondo stime del WWF, sono circa 5000 gli animali che perdono la vita a capodanno. I rumori dei botti di capodanno «causano la fuga degli animali selvatici o da compagnia, provocando quindi morte per investimento, spavento, infarto; molti avranno infatti notato che ci sono animali che si spaventano anche semplicemente dei tuoni». La Garante ricorda, tempo fa, la notizia di «un’oasi del nord Italia che ospitava animali selvatici in cura dove, all’indomani della notte di Capodanno, furono trovati molti animali morti o feriti». I problemi si riflettono in un modo o nell’altro sull’uomo, anche semplicemente sulle «persone che non vanno fuori a capodanno per stare vicino ai propri animali». Quali le possibili alternative a botti di capodanno ed a fragorosi fuochi d’artificio? «Evitare rumore e pericoli, per tutti, dovrebbe essere un imperativo. Pensiamo solo alle polveri sottili e ai metalli pesanti che vanno in atmosfera! Dovremmo illuminare il cielo per fare festa e non solo sparare botti. Questo è possibile grazie a fuochi pirotecnici silenziosi, molto meno inquinanti di quelli normalmente in uso. Sono tante le cose luminose che si possono fare, ma anche in questo caso bisognerebbe evitare altri problemi; ad esempio, le oramai diffusissime lanterne (spesso prodotte in Cina senza nessuna garanzia di qualità) possono fare altri danni: inquinare il mare e la terra, provocare incendi, ecc. In certi eventi rock sono stati fatti spettacoli solo di illuminazione mentre l’esperienza della città di Banff, in Canada, dove fanno una festa molto partecipata il primo luglio e dove hanno usato fuochi d’artificio a basso volume, sono esempi da seguire». La Garante, oltre all’assenza di voci di bilancio dedicate alle attività alle quali è preposta, lamenta anche che il garante non ha un ufficio dove ricevere il pubblico o dove archiviare l’enorme quantità di documenti che, al momento, tiene a casa. Se «grazie all’ospitalità di assessori benevoli ho potuto utilizzare delle postazioni, la mancanza di personale assegnato al mio servizio impedisce di fare adeguate attività di formazione ed informazione», rendendo difficile educare la cittadinanza ad un corretto rapporto con gli animali. Un appello a non sparare botti per festeggiare l’arrivo del nuovo anno è facile da lanciare, mentre la conta degli animali feriti o morti, il giorno dopo, sarà senz’altro più difficile.

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