Era il Vomero

di Giuliana Covella

Fino alla seconda metà degli anni ‘80 era considerato uno dei quartieri “in” della città. Quello dove, il sabato pomeriggio, si riversavano gli adolescenti che arrivavano dal centro con la funicolare di via Morghen. Un mondo che gli ex liceali di allora, oggi ultraquarantenni, guardavano come uno stile di vita da emulare, con i suoi negozi griffati, i pub esclusivi e i cinema alla moda. Oggi, a distanza di qualche decennio, quell’immagine è una cartolina sbiadita. Al Vomero i ragazzini arrivano non più dal centro, ma dall’area nord. E lo fanno utilizzando la linea 1 della metropolitana, piuttosto che la “vecchia” funicolare di Montesanto o di piazzetta Augusteo. Cambiano i tempi, cambiano le mode e, soprattutto, cambiano le società. E, di conseguenza, le generazioni. Quelle che il sabato sera arrivano al Vomero per la movida concentrata nel circuito piazza Vanvitelli-piazza Fuga-via Scarlatti, ma che più che divertirsi come i coetanei che li hanno preceduti sono spesso protagonisti di episodi di microdelinquenza. Al di là della bellezza paesaggistica, che pure fa del Vomero la collina prediletta dai napoletani, il quartiere che insieme all’Arenella costituisce la IV Municipalità, è diventato negli ultimi anni simbolo dell’emergenza sicurezza. Giovanissime sono sempre più spesso le vittime di risse e ferimenti che hanno reso quasi rischioso raggiungere il quartiere nel fine settimana. A questo si accompagna la scarsa manutenzione di strade e verde, che lasciano spazio all’abbandono semi totale. Come la storica Villa Floridiana, che più che a un parco pubblico assomiglia a una landa deserta. E la mancanza di luoghi di aggregazione, che ha spinto molti cittadini a costituirsi in comitati e gruppi sui social per invocare la giusta attenzione dalle istituzioni.

L’emergenza sicurezza

Erano i primi di ottobre, quando due ragazzi di 17 e 18 anni finirono alla ribalta delle cronache per l’ennesimo episodio di microcriminalità. Ma, contrariamente al solito copione, teatro dell’accaduto stavolta era stato il Vomero. Il cuore della movida collinare del sabato sera: sono le 22 del 5 ottobre, quando in via Scarlatti si scatena una rissa tra adolescenti. Due comitive di ragazzi incensurati litigano tra loro. Un 17enne tira uno schiaffo a un 18enne perché poco prima lo ha urtato. Quest’ultimo estrae un coltello a scatto con una lama di 10 centimetri. Gli altri tentano di separarli, ma il 18enne riesce ad accoltellare il 17enne ferendolo alla nuca, a una spalla e al deltoide. Sul luogo dell’aggressione intervengono i carabinieri della stazione e del nucleo operativo Vomero, presenti in tutto il quartiere con pattuglie rinforzate per i servizi di prevenzione nel fine settimana. Le indagini avviate dai militari, con l’escussione dei testimoni e la visione delle immagini delle telecamere di sorveglianza, delineano in tempi rapidissimi l’esatta dinamica degli eventi. In breve viene identificato il responsabile e nel giro di un’ora arrestato per lesioni gravi, prima di essere affidato ai medici essendo rimasto ferito a una mano con il suo stesso coltello. Il 18enne viene poi curato e dimesso con una prognosi di 10 giorni, dopo di che sottoposto agli arresti domiciliari in attesa dell’udienza di convalida. Scene che fanno pensare alle strade del Vomero, il sabato sera, come un Far west da cui stare alla larga. E che hanno fatto invocare da più parti la necessità di rafforzare una task-force di polizia, carabinieri e vigili urbani nelle ore serali del sabato e della domenica nelle vie più a rischio del quartiere. In particolare la madre del ragazzo aggredito aveva lanciato un appello: «I ragazzi – il suo urlo disperato – vanno controllati prima che escano di casa, i genitori devono prendere maggiori precauzioni. La legge deve fare la sua parte. Mio figlio è terrorizzato e al Vomero non vuole più tornarci. Le liti possono capitare, ma qui si è superato il limite».

Il verde negato

«Il parco è aperto al pubblico limitatamente ai viali principali fino al belvedere, comprese le aree del teatrino di verzura, delle serre e della terrazza». L’avviso affisso su una transenna reca la firma del dirigente del settore del polo museale della Campania del ministero dei Beni culturali. Un avviso che vale più di mille parole sullo stato in cui versa il mega giardino con ingresso principale da via Cimarosa. La Floridiana è uno, se non l’unico “polmone verde” del Vomero. Acquistata nel 1815 da re Ferdinando IV di Borbone per la moglie Lucia Migliaccio, duchessa di Floridia, era in origine un ampio appezzamento sulla collina del Vomero, dove si ergeva appunto una imponente villa a cui il sovrano, in onore della consorte, volle poi dare il nome di Floridiana. Successivamente furono acquistate altre proprietà e realizzato il parco in stile romantico. Oggi la Villa è sede del Museo nazionale delle ceramiche Duca di Martina. Ma qual è lo stato attuale della struttura? Se dal belvedere la veduta mozzafiato del Golfo di Napoli incanta ancora oggi il visitatore, le condizioni all’interno dell’area verde non sono delle migliori. Tra sentieri, boschetti, essenze arboree e una colonia “protetta” di gatti l’abbandono e l’incuria sono evidenti. A cominciare dai cantieri che vietano l’accesso a numerose zone interdette al pubblico. Ai tanti avvisi che, all’ingresso, invitano i visitatori a «fare attenzione alle buche» per il «rischio di scivolamento, inciampo e caduta». Tutto ciò mentre prima di arrivare alla meravigliosa vista che si gode dal belvedere, c’è la famosa fontana delle tartarughe: «in origine venivano portate qui dalla gente che andava in vacanza e non sapeva dove lasciarle. A poco a poco sono diventate una famiglia. Qualcuna è rimasta, qualcun altra no», spiega un residente che ci accompagna nel tour alla scoperta del parco. Mentre intorno alla vasca un gruppo di studenti che ha marinato la scuola si attarda su un muretto, ignaro del valore di quel bene inestimabile che a tutt’oggi non è reso fruibile come dovrebbe.

Negli ultimi anni il Vomero ha vissuto gli stessi disagi degli altri quartieri di Napoli. Non più dunque uno dei cosiddetti salotti buoni della città, ma come gli altri attanagliato dai problemi quotidiani comuni a gran parte delle zone, dalla periferia al centro. Come l’atavica piaga della spazzatura, che nelle ultime settimane ha raggiunto livelli medio-alti anche qui. Anche qui i cumuli di immondizia, ordinaria e straordinaria, fanno bella mostra agli angoli delle strade e a ridosso delle campane per la differenziata, quasi sempre stracolme nonostante la collaborazione dei cittadini. Anche in collina infatti il prelievo avviene a singhiozzo e a poco o nulla vale l’ausilio di immigrati che, come in altri quartieri cittadini, per pochi spiccioli di euro si “offrono” di sopperire alla carenza di pulizia e spiazzamento quotidiani. Lo sanno bene i componenti del gruppo “Noi ci siamo” nato sul social Facebook, che si riunisce periodicamente in una sede al civico 6 di via Bonito, a pochi passi da funicolare e Municipalità. Come spiega uno dei fondatori Elpidio Baldascino. «Abbiamo fondato il gruppo due anni fa insieme a Franco Tenuta, poi si sono aggiunti gli altri, tra cui Francesco Grossi. Siamo tutti residenti. Il nostro comitato è divenuto un po’ il contenitore di tante altre associazioni. Il senso del gruppo è far sentire la nostra voce alle istituzioni in un quartiere che da anni ormai è abbandonato, contrariamente a quel che si possa pensare». La stessa via Bonito, dove si riunisce il comitato, non è più quella di un tempo. Da strada bella ed elegante del Vomero oggi si è tramutata in discarica a cielo aperto, dove ogni mattina tocca ai residenti e ai commercianti pulire carreggiata e marciapiedi dai rifiuti. Nel gruppo “Noi ci siamo” rientrano altre realtà, tra cui “Gazebo Verde” che, come rimarca Annamaria De Bono, «è nato per mettere in luce la situazione critica delle essenze arboree non curate né potate perché non c’è manutenzione» e di cui fa parte Maria Teresa Ercolanese, tra i promotori della campagna “Emoticon Trees” in difesa degli alberi pericolanti. C’è poi una rappresentanza dell’Associazione nazionale sociologi con Domenico Canguro, che dice: «il nostro contributo è “leggere” le situazioni per farne un’analisi e creare relazioni tra cittadini e istituzioni in partenariato con la Municipalità». Sulla stessa lunghezza onda Francesco Grossi di “Adottiamo via Bonito” («ci occupiamo della tutela non solo di via Bonito, ma di tutta l’area di San Martino, via Morghen e strade limitrofe»); Tullia Caputi («credo molto nella partecipazione dei cittadini per il cambiamento»); Vittoria Capelli, che afferma: «abito qui da cinquant’anni, ma il Vomero non è più quello di una volta. Il degrado di oggi? Lo attribuisco alla cattiva gestione delle amministrazioni. Basti pensare che in alcune strade, come via Bonito, ci sono spazi dove gli alberi sono stati tagliati e quelle buche sono causa frequente di incidenti per i pedoni, com’è accaduto a me».

Giu. Cov.

Rafforzare la presenza delle forze dell’ordine, ridurre sempre più la distanza tra collina, centro e periferia, incrementare la mobilità sostenibile, garantire cura e manutenzione del verde e, non ultimo, promuovere l’immagine “virtuosa” del territorio in tema di rifiuti. Sono questi i punti salienti di un concreto programma di rilancio del Vomero, non escludendo chiaramente l’Arenella, a detta del presidente della quinta Municipalità Paolo De Luca.

Uno dei temi urgenti del quartiere che lei amministra è quello della sicurezza. Cosa è stato fatto negli ultimi mesi?

«Dopo l’episodio di ottobre (la rissa tra un 18enne e un 17enne sfociata nell’accoltellamento di quest’ultimo, ndr) c’è un’attenzione molto alta sul territorio rispetto al passato. Da tempo abbiamo avanzato la richiesta di maggiore presenza di forze dell’ordine non solo nelle zone della movida come via Aniello Falcone, ma anche di piazza Medaglie d’Oro, via Scarlatti, via Merliani, piazza Immacolata. Una piazza, quest’ultima, dove nel fine settimana si riversano centinaia di giovani. E dopo il tavolo dell’Osservatorio sulla sicurezza che si è svolto nella nostra sede a ottobre con prefettura e associazioni tra i vari soggetti, l’attenzione si mantiene alta e continua.

Però sabato 16 novembre c’è stato un altro episodio: un giovane sorpreso nella stazione metropolitana di piazza Vanvitelli con un coltello a serramanico di 6 centimetri e due tirapugni.

«Purtroppo non bisogna mai abbassare la guardia e proseguire sulla strada della prevenzione».

Quanto è cambiato il Vomero in questi anni?

«Premetto che parlare del Vomero come entità a se stante è sbagliato. Il nostro quartiere è parte integrante della città, a cui è collegato con un buon sistema di trasporto pubblico. Qui abbiamo 7 stazioni della metropolitana e 3 funicolari. Inoltre sul territorio Vomero-Arenella insistono gran parte degli ospedali cittadini».

Cosa migliorare?

«Spingere senz’altro i cittadini a lasciare le auto a casa e favorire la viabilità pedonale. Ma migliorerei il trasporto pubblico con corse più brevi e l’interscambio. Stiamo infine lavorando per istituire la Ztl a monte e a valle di piazza Vanvitelli cioè tra la zona di San Martino e via Scarlatti».

Il verde: dal Vomero è quasi scomparso o no?

«Il problema è legato alle alberature di alto fusto, che comportano grossi disagi perché la manutenzione non viene fatta da anni. Oltre alla mancata potatura gli alberi sono infestati da parassiti e ciò che ne resta spesso sono buche che causano incidenti per i pedoni. Senza contare che anche l’illuminazione pubblica viene offuscata dalle piante non potate. Tuttavia abbiamo fatto un bando aperto ai privati per acquistare attrezzature per il nostro servizio giardini, grazie al quale l’anno scorso abbiamo potato 900 alberi di basso fusto e quest’anno contiamo di intervenire su altri 400».

Strade e rifiuti?

«Il nostro bilancio è pari a zero, ma anche qui siamo intervenuti grazie ai privati. Come nel caso di via Domenico Fontana, dove abbiamo realizzato il rifacimento stradale in virtù di un accordo con Open Fiber. Riguardo ai rifiuti, l’emergenza ha toccato ovviamente anche noi. Ma siamo il primo quartiere servito dal “porta a porta” e l’unica Municipalità ad avere il servizio di spazzamento meccanizzato con segnaletica verticale fissa, ossia con giorni e orari, senza avere più il problema delle auto in sosta».

Novità in cantiere per cultura e turismo?

«Stiamo pensando di riportare la Notte Bianca al Vomero, con un format nuovo che a marzo sarà esteso a tutta la Municipalità».

Giu. Cov.

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