Napoletani a Berlino

Un viaggio tra i nostri concittadini che vivono nella capitale tedesca a 30 anni dalla caduta del muro che separava Est e Ovest.

 

di Fabio Di Nunno

 

La Germania, con poco più di 764.000 italiani residenti registrati, e Berlino in particolare, è la meta di molti dei nostri concittadini con svariati profili culturali e professionali che lasciano l’Italia alla ricerca di lavoro. Ne abbiamo incontrati alcuni che hanno raccontato la propria storia, fatta di difficoltà e soddisfazioni, aspetti negativi e positivi, ma tutti accomunati dalla voglia o la necessità di lasciare un paese che non fa nulla per trattenere i suoi giovani migliori.

Tre sorelle che, una dopo l’atra, si sono recate a Berlino nel corso degli ultimi anni, offrono uno spaccato chiaro delle sfide e delle opportunità offerte dalla capitale tedesca. Luisa, che lavora in un’azienda di commercio elettronico, arrivò a Berlino nel 2013 dopo aver vinto una borsa di studi con il progetto Erasmus dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” e ci è rimasta per un semestre, per poi decidere di trasferirvisi definitivamente nel 2014. «La scelta di tornare a vivere a Berlino si fondava su diverse ragioni come, ad esempio, le maggiori opportunità di occupazione all’interno di un mercato lavorativo decisamente più dinamico rispetto all’Italia, il carattere profondamente multiculturale e moderno della città e la generale efficienza dei servizi al cittadino che ne migliorano la qualità della vita. Ad aumentare il mio entusiasmo ha sicuramente contribuito anche il fatto che a Berlino avevo incontrato quello che è tutt’oggi il mio compagno, condendo la mia esperienza all’esterno con un tocco di romanticismo. Lasciare la mia città non è stato semplice: oltre alla mancanza degli affetti più cari e delle abitudini di sempre, ho dovuto confrontarmi, soprattutto all’inizio, con diverse sfide, quali la burocrazia tedesca, l’ostacolo della lingua e l’adeguamento ad un modo di vivere e delle consuetudini nuove. Ma queste difficoltà sono state ripagate ben presto dalla realizzazione professionale che mi ha permesso di diventare economicamente indipendente. Amo vivere a Berlino e sono felice della mia scelta, ma Napoli rappresenta la mie radici e sarà sempre la mia casa, dove infatti torno spesso e volentieri quando mi manca godere della sua bellezza, del suo sole e del suo cibo che i tedeschi possono invidiarci».

Tania, che si occupa di gestione vendite, si trasferì a Berlino sei anni fa, dopo esserci stata due volte da turista e averne apprezzato la sua dinamicità e multiculturalità. «Insoddisfatta del mio lavoro precario a Roma, ho prenotato un biglietto aereo di sola andata e un corso di tedesco di due mesi. Dopo cinque giorni nella capitale tedesca, ho iniziato a lavorare in una società di consulenza, in inglese, e da allora ho fatto carriera e cambiato vari lavori, per scelta personale, perché alla ricerca di nuove esperienze lavorative. Ho imparato il tedesco con l’obiettivo di integrarmi a tutti gli effetti nella società, non è stato semplice ma nemmeno difficilissimo. A Berlino c’è un mercato del lavoro flessibile che offre prospettive di carriera, hai la possibilità di interagire con persone che provengono da tutte le parti del mondo e i mezzi pubblici funzionano giorno e notte! A Berlino però non c’è tanto sole e ad essere rigide non sono solo le temperature ma spesso anche le persone del posto. Un’altra difficoltà del vivere a Berlino è il doversi abituare al fatto che se ordini da bere non ti porteranno mai spontaneamente qualcosa da sgranocchiare».

Dora, che lavora in un’azienda di moda è arrivata a Berlino due anni fa per lavoro. «Berlino è vitale, dinamica, internazionale. Ci sono arrivata due anni fa per lavoro e non è stato sempre semplice: lingua, clima, cultura sono profondamente diversi dall’Italia e servono molto impegno e pazienza per integrarsi. Eppure continuano ad arrivare in tantissimi, italiani e stranieri di tutte le età, con la voglia di mettersi alla prova o iniziare una nuova avventura. La città ha una speciale energia e un forte spirito multiculturale, chi ci vive da molto ci racconta che è irriconoscibile rispetto a qualche anno fa. Tra napoletani scherziamo su quanto ci manca la pizza, il buon caffè, il calore della gente, l’allegria, l’odore del mare, il bel tempo. Ci sentiamo nostalgici, ma anche fortunati per l’esperienza che stiamo vivendo. E appena atterriamo a Capodichino, la prima tappa è un espresso al bar».

Il lavoro è sostanzialmente l’elemento comune che ha spinto tutti coloro che abbiamo incontrato a Berlino. Alessandro e Lara sono una coppia di napoletani che si trasferisce a Berlino nel luglio 2014. Entrambi erano stanchi della situazione lavorativa precaria e poco soddisfacente che vivevano a Napoli. Alessandro faceva l’imprenditore ed era stanco dei clienti che non pagavano, problemi burocratici, tasse e la mole di lavoro di anche 6 o 7 giorni lavorativi a settimana, senza tempo per sé, per i viaggi o per dedicarsi ad altre attività. Per questo motivo, decide di certificarsi pizzaiolo presso l’Associazione Verace Pizza Napoletana e scopre un talento ed un interesse senza precedenti per la pizza napoletana. Lara lavorava come educatrice, vivendo la forte instabilità di lavori a progetto, i cui pagamenti arrivavano anche diversi mesi dopo il lavoro svolto; nel frattempo lavorava anche come rappresentante di abbigliamento per potersi mantenere. Entrambi decidono di spostarsi a Berlino, poiché vi si era già trasferita la sorella di Lara, alla ricerca di un luogo dove mettere alla prova le proprie capacità e ricominciare da zero. Alessandro rivela: «gli inizi non sono stati senza sacrifici e difficoltà: non era facile trovare posti che facevano pizza napoletana, ma alla fine ho trovato una pizzeria dove ho lavorato per diversi anni, fino a quando ho deciso di offrire ai miei clienti un’esperienza di gusto nuova, fondando con il mio socio, il musicista Alex Uhlman, il proprio ristorante. Nasce così la pizzeria napoletana FUTURA, il cui nome è ispirato alla famosa canzone di Lucio Dalla, composta proprio a Berlino». La pizzeria è stata anche designata da Gambero Rosso quale “Pizzeria dell’anno” nella categoria dei Migliori ristoranti italiani nel mondo 2020. Lara ricorda: «il primo anno a Berlino mi dedicai allo studio del tedesco e a concludere la specialistica in pedagogia, mentre intanto lavoravo come babysitter da libera professionista. A Berlino riscopro la mia passione del lavoro con i bambini e decido di formarmi attraverso un Praktikum (ovvero un tirocinio professionale) per diventare insegnante in un asilo bilingue, professione che svolgo tutt’oggi con entusiasmo e soddisfazione professionale». Per loro il principale punto positivo offerto dalla vita a Berlino è la liberà di poter scegliere di cambiare, senza doversi per forza accontentare di qualcosa che non piace o soddisfa, potendo abbandonare quella mentalità diffusa in Italia per la quale quando per fortuna si trova un lavoro si è grati per averlo e ci si aggrappa ad esso a tutti i costi. A Berlino il mercato nell’ambito della pedagogia e dell’educazione è pieno di possibilità ed in movimento. Di negativo, confidano, «c’è la mancanza della famiglia, culturalmente molto importante per i napoletani, ed il clima che non è molto favorevole. Ma questi due aspetti non possono sostituire quello che è la qualità alta di vita e la realizzazione professionale che si può avere in Germania».

Fratelli e sorelle, coppie giovani o meno giovani, talvolta interi nuclei familiari: questi sono i napoletani a Berlino. Tutti partiti con il desiderio di realizzarsi, molti raccontano storie di successo, tutti serbano Napoli nel cuore, eppure Napoli non ha saputo mantenere loro nel suo di cuore.

Secondo il rapporto “Italiani nel mondo”, pubblicato dalla Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), nel 2018 ben 128.583 italiani (400 persone in più rispetto al 2017), hanno registrato la loro residenza fuori dei confini nazionali. Negli ultimi 13 anni la mobilità italiana all’estero è aumentata del 70,2%. Quasi la metà dei residenti iscritti all’anagrafe degli italiani all’estero (Aire) è originaria del Sud d’Italia (48,9%), mentre nell’ultimo anno è soprattutto il Nord ad aver perso cittadini. Si tratta soprattutto di uomini e di persone con un’età compresa tra i 35 e i 49 anni (il 23,4%).

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