Non più solo faide di camorra Secondigliano vuole rinascere

di Giuliana Covella

Ci sono periferie che non sono poi così distanti dal centro. Una di queste è Secondigliano. A collegarla alla cosiddetta via dei Due Musei (Capodimonte e Archeologico) è via Miano. Dopo aver superato l’ingresso di Porta Piccola del Bosco di Capodimonte basta poco per giungere al Quadrivio e arrivare a destinazione. Una distanza, in fondo, non così ampia.

E, soprattutto, tale da fare affluire in tempi recenti finanche i turisti in quel di Secondigliano. Già, perché complice la vicinanza con l’aeroporto internazionale di Capodichino, nel quartiere dell’area nord giungono tantissimi visitatori stranieri. Non solo per il fiorire, negli ultimi anni, di strutture ricettive e alberghiere come hotel e B&B, ma anche per siti di eccellenza che sono il “fiore all’occhiello” di questa fetta di territorio della VII Municipalità.

Stiamo parlando dei luoghi natii di San Gaetano Errico, “nume tutelare” di Secondigliano. Un santo che è diventato ormai una grossa attrazione per il turismo, non solo religioso. Gaetano Errico fu il fondatore nel 1833 della congregazione dei Missionari dei Sacri Cuori di Gesu e Maria, come la chiesa che porta il suo nome. Nato a Secondigliano il 19 ottobre 1791 (e qui morto nel 1860), fu figlio di un umile “maccaronaro” e terzo di nove fratelli. Cominciò subito a lavorare ma ben presto entro in seminario (tutti i giorni, si dice, percorreva un tragitto di sedici chilometri e viceversa per raggiungerlo) e si dedicò completamente all’aiuto ai poveri, ai malati e ai carcerati. Ma Gaetano Errico fu soprattutto un confessore, a tutte le ore del giorno e della notte, e un predicatore instancabile. E fu anche un ricercato consigliere spirituale, apprezzato dai vescovi di Napoli e da re Ferdinando. Assai dedito alla preghiera, spesso trascorreva l’intera notte in adorazione davanti al Santissimo Sacramento. Era il 12 ottobre 2008 quando venne canonizzato da Papa Benedetto XVI, in piazza San Pietro a Roma. Oggi i suoi resti mortali sono venerati nel santuario dell’Addolorata, annesso alla Casa madre della sua congregazione, in via Dante Alighieri 2. Luoghi dove e un pellegrinaggio continuo, specie nei periodi di festa, in cui convergono turisti da ogni parte. In particolare all’interno della Casa madre dei Missionari c’e il museo dedicato al santo: qui sono esposti abiti, calzature, cilici, cimeli, libri, lettere autografe, fotografie, testimonianze di miracoli e la stanza dove Gaetano Errico studiava e dormiva. Ambienti dove spicca, in particolare, la presenza sul pavimento, accanto all’inginocchiatoio di legno, di due “fossette” che sono la prova tangibile delle ore che il religioso dedicava alla preghiera.

Al santo e finanche dedicato un parco pubblico in via delle Galassie, che da anni pero subisce vicissitudini che lo portano a essere quasi sempre inaccessibile ai residenti. Più volte nel mirino dei vandali, più volte chiuso per motivi di sicurezza, più volte con i cancelli sbarrati alla cittadinanza per assenza di manutenzione e personale. Tanto che da più parti si era lanciata la proposta di affidarlo in gestione ad associazioni del posto per garantirne la fruibilità a mamme, bambini e anziani del quartiere. Ma Secondigliano è soprattutto un quartiere ricco di storia. Già casale di Napoli, e stato infatti un Comune autonomo (che in origine comprendeva anche la vicina Scampia) dal 1861 al 1926 per poi essere fuso con il Comune di Napoli, di cui costituì la Circoscrizione numero 15 in epoca fascista. La storia e già nel nome: il termine e infatti la contrazione di “secondo miglio”, trovandosi a una distanza di due miglia dal centro della città, segnalata dalla seconda pietra miliare della via Capuana o Atellana (anche se, secondo alcune fonti, il nome potrebbe derivare dalla famiglia romana dei Secondili, oppure dalla sua posizione geografica, in quanto a ridosso dei colli Secondili). Ma soprattutto Secondigliano fu Casale Regio della città di Napoli, da cui dista circa tre miglia.

La più antica notizia in merito risale al 19 ottobre del VII secolo, sotto l’Imperatore Alessio, dove si parla di «un fondo posto in villa “Secundillani”». In altri due diplomi dell’epoca di Carlo II si parla invece di “Secundillyanum”, zona «fertilissima», e della «sua chiesa maggiore sotto il titolo di Santi Cosma e Damiano». Altra attrattiva per i turisti, ma anche per i napoletani sono le antiche ville che si stagliano lungo corso Secondigliano: Villa Alfieri, Villa Loffredo, Villa Carolina, Villa Cimmino. Edifici in gran parte ottocenteschi che ancora oggi rappresentano le origini antichissime del quartiere. Un territorio che non è più e non e solo, sarebbe il caso di dire, quello delle faide di camorra, delle fiction dagli ascolti record come “Gomorra”, né dei clan che dettavano legge fino ai primi anni duemila, sotto la guida di Paolo Di Lauro. «Secondigliano oggi è un quartiere di 55mila abitanti che ha voglia di rinascere – dice Pasquale Esposito, consigliere alla VII Municipalità e secondiglianese “doc” – oltre alle sue radici antichissime di vecchio casale e palazzi in stile liberty, ha tante risorse. E, a poco a poco, si sta scrollando di dosso l’etichetta di periferia. A partire dai trasporti con la nuova tratta Eav della metropolitana Piscinola-Secondigliano che farà uscire il quartiere dall’atavico isolamento. I lavori dovrebbero essere completati nel tratto Regina Margherita-corso Secondigliano nel 2021 e piazza Di Vittorio entro il 2023-2024». Senza dimenticare tuttavia i problemi relativi all’edilizia residenziale pubblica, come le palazzine del Rione dei Fiori, il cosiddetto Terzo Mondo, ancora abbandonate a loro stesse; le strade come via Limitone d’Arzano stracolme di rifiuti, «ma c’e un progetto sulla differenziata che dovrebbe partire da corso Secondigliano e oltre il Quadrivio, dato che per ora è stata avviata solo al Rione Kennedy». E, per finire, la scarsa cura del verde, a cui per ora sopperiscono i tanti comitati civici che ripuliscono aiuole e giardini.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *