Insigne, talento e castigo

di Antonio Mango

Le cose strane di Napoli. Nasce e si forma qui un campione italiano di calcio e mezza città lo fischia al primo sbaglio. E’ accaduto spesso nelle partite che girano storte. Non importa la qualità del suo gioco, si preferiscono gli anatemi. Ovviamente c’è anche la gloria nella carriera di Insigne. Come quando, con la sfrontatezza dello scugnizzo che vuole stupire, andò a rubar palla e a segnare nei primi minuti al Bernabeu contro il mitico Real.

Mercato tentatore e fiducia tecnica i suoi assilli. Il plenipotenziario Raiola di Nocera Inferiore il suo custode nel campo dei trasferimenti, Ancelotti la guida tecnica. Non sempre, però, i rapporti con Carletto sono filati via lisci. A volte lo scontro di opinioni e di posizioni in campo è venuto fuori. Niente di irreparabile, se la mettiamo in positivo diciamo che la sincerità c’è stata. Ma quello che è incomprensibile è la facile critica, fino ai fischi, di parte della
tifoseria, che conferma il vecchio adagio ‘Nemo propheta in patria’.
Vale la pena di porsi delle domande. Chi c’è meglio di Lorenzo da Frattamaggiore? Vede la porta, cambia campo con assist che sanno di Pinturicchio, rincorre l’avversario, ha carattere, qualche volta un brutto carattere, non si emoziona al Bernabeu, titolarissimo nella nazionale
di Mancini 4-3-3, capitano controverso del Napoli col 4-4-2.
Insigne: il più talentuoso. Capro espiatorio quando le cose non vanno bene, detto Lorenzo il Magnifico quando inventa gol e gioco nella trequarti avversaria. A prescindere dalla mattonella, su cui gli piace esibirsi e che rappresenta il suo vero limite, potrebbe essere la bandiera di Napoli nel mondo del calcio o ambire a un trofeo Totti se esistesse, simbolo glocal tra Cina e Trastevere o, se si vuole, tra Cina e Frattamaggiore. Somiglianze solo apparenti. Perché l’uno, Lorenzo, gode di una simpatia cognitiva (contano gol e assist per essere acclamato o fischiato), l’altro, Francesco, dice addìo al suo pubblico, forte di un consenso emotivo (comunque vada e comunque giochi sei uno dei nostri). In sintesi, il Pupone può sbagliare, Lorenzo no.

Tempi duri per gli scontrosi. E Lorenzo lo è. Come, dove e quanto gioca la sua fissa, al punto da essere lasciato in tribuna per “motivi tecnici”. È anche uno, però, che a torto o ragione, mostra carattere e sa scherzare sull’argomento col suo blasonato allenatore.
I dissensi al vertice, a detta dei protagonisti, sono una bufala. Vedremo, quindi, nel prosieguo delle partite, quanto sia serena o difficile la vita in casa Napoli. Il binomio Carlo-Aurelio pare che funzioni. Fa progetti prepara contratti, discute di obiettivi stagionali, a dispetto di tutte le “ciucciuuettole” ansiose di portare brutte notizie.

La lepre è ancora la Juve. Queste sono le tipiche situazioni in cui c’è bisogno di un “patto di spogliatoio”, come nella stagione dei 91 punti. Sono i giocatori alla fine che devono
dare del ‘tu’ alla classifica in campionato, in Champions e in Coppa Italia. La lepre è ancora una volta la Juve. Non si capisce, però, perché i pochi punti di distacco siano vissuti in casa interista come se si fosse vinto un terno al Lotto e in casa Napoli con la paura che fa novanta. Insigne, se sta bene, è irrinunciabile, col suo amatissimo 4-3-3 di default, ma è chiaro che, se serve giocare con altri moduli, Lorenzo deve fare il “Magnifico” anche
in questi casi. Forse El Shaarawy, Kean, Peresic, Pellegrini o il campionissimo ma incostante Dybala sono tutti più bravi e continui di lui? Vallo a pescare uno dotato di fantasia, tecnica e conoscenze tattiche come Lorenzo. L’ultima parola la darà, comunque, il campo. Va detto che il calcio di Ancelotti è “liquido”. Non dà mai punti di riferimento agli avversari. I continui
cambi di moduli, posizioni e giocatori, se si riuscirà a praticarli, faranno un Napoli fortissimo. Il tempo e l’impazienza decideranno.

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