L’istituto che nacque per i figli del popolo

Il Libro » Il lavoro del professor Menna

 

Giovanni Menna, professore associato di Storia dell’Architettura presso il Dipartimento di Architettura dell’Università “Federico II” di Napoli, è autore del volume “L’Istituto per i Figli del Popolo di Napoli”, pubblicato a Napoli nel 2017.
Egli si occupa anche di studi e ricerche sulla cultura del progetto moderno dal Settecento a oggi, con particolare riferimento all’architettura del XX secolo in Europa e a Napoli, alla storia della progettazione urbana tra Sette e Ottocento e alla storia della storiografia e della critica architettonica.
“L’Istituto per i Figli del Popolo di Napoli” è un insieme di edifici e attrezzature per il supporto all’infanzia disgraziata costruito a Bagnoli tra il 1939 e il 1940 grazie sia all’idea del Banco di Napoli che ad un progetto dell’ingegnere Francesco Silvestri.
Questa è stata la maggiore tra le opere assistenziali dedicata all’infanzia disagiata costruita in Italia tra le due guerre. Tuttavia, pur essendo una delle iniziative più rilevanti dell’architettura razionalista a Napoli negli anni Trenta, non ha mai funzionato come doveva poiché era del tutto gestito dal Partito Nazionale Fascista, il quale decise di destinare lo spazio all’istruzione tecnica per la formazione degli operai specializzati e per l’addestramento militare (il collegio era infatti noto anche come “Collegio Costanzo Ciano della GIL”).
Se dal 1941 in poi diverse autorità militari come l’Esercito Italiano, la Wehrmacht, la British Army, si impadronirono della suddetta area, nel dopoguerra è stato per numerosi anni un campo di profughi, fino ad essere convertito nel 1952 in Quartier Generale della Allied Forces Southern Europe, una base strategica della NATO tra le più importanti del Mediterraneo.
L’autore ha potuto realizzare uno studio attuato sulla documentazione conservata nei fondi dell’Archivio Storico Fondazione Banco di Napoli per di più sconosciuta e per questo il manuale contiene i disegni originali del progetto.
Menna propone un’opera di “ingegneria sociale”, analizzando la vicenda e proponendo un raro caso-studio concernente i difficili rapporti tra architettura e politica (interessandosi agli eventi della vita sociale, politica e culturale della città all’epoca del fascismo) e in aggiunta si domanda come sia stato possibile che un’iniziativa dedicata ai bambini poveri sia diventata luogo di sofferenza e di guerra.
Maddalena M. Sorbino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *