Le Terme di Agnano in crisi irreversibile e i silenzi del Comune

La vertenza » Rischia di chiudere per sempre lo stabilimento. Di compratori neanche l’ombra I lavoratori davanti a un piano lacrime e sangue

 

di Gianmaria Roberti

 

Ci sono duemila anni di storia termale, sull’orlo della linea d’ombra, a rischio di farsi inghiottire. E non sarebbe colpa del vulcano flegreo. Alle Terme di Agnano fanno i conti con una crisi irreversibile e, ormai, più che altro si nebulizzano i compratori. Per anni evocati, ma mai apparsi in carne ed ossa. E ad evaporare potrebbero essere pure i posti di lavoro. Parliamo di dipendenti di una partecipata al 100% del comune di Napoli, da tempo in liquidazione. Le voci di dentro, non confermate ufficialmente, parlano dell’ultima offerta del liquidatore Massimo Grillo: ai lavoratori un taglio del 50% sulle retribuzioni, contratti part time, o l’alternativa dell’indennità di disoccupazione. Prendere o lasciare. Bisogna tirare avanti, in attesa di una cessione, che però non arriva mai. Alienare la Terme di Agnano spa è una scelta del piano di dismissioni comunali. Una decisione su cui c’è il timbro di due delibere consiliari. Ma per vendere, servirebbe un acquirente alla porta. Sul destino delle terme, non ci vuole rispondere l’assessore al bilancio Enrico Panini, contattato via Whatsapp e per telefono. A vuoto pure gli squilli all’assessore del lavoro, Monica Buonanno, risultata in ferie in quei giorni. Insomma: da Palazzo San Giacomo c’è silenzio sull’argomento. E si può comprendere: la compravendita si annuncia complicata, e richiede riservatezza. Ma è anche il velo su una vicenda imbarazzante. Nel 2014 un bando per la gestione vede vincere una società, poi bloccata da una contestazione sui documenti presentati. Nel 2015 sfuma la firma con un consorzio di imprese, aggiudicatario di un’altra gara, perché si sfila una delle aziende.
Nel 2016 l’emersione della massa debitoria, quantificata in 9,5 milioni di euro. Oggi un ramo d’azienda è fittato ad un privato, per la gestione delle piscine e del parco termale. Il reparto cure in convenzione resta alla partecipata e, quindi, al liquidatore. È invece chiuso l’albergo da 64 stanze. E mentre gli imprenditori giocano a Ciapanò con le terme di Agnano, cresce l’ansia tra i dipendenti. «Una società in liquidazione dovrebbe vendere i beni, per poter pagare i debiti – raccontano alcuni – invece si è pensato bene di procedere nei nostri confronti. Ad una parte di noi, a marzo-aprile, è stato proposto un taglio degli stipendi, in alcuni casi del 50%, adducendo le difficoltà economiche dell’azienda, e il fatto che il costo del personale risulta troppo elevato in base agli incassi». La controproposta di sindacati e lavoratori? «Vendere terreni, visto che la proprietà è immensa». Invece l’idea viene respinta. «Una persona all’interno dell’azienda – sostengono certi impiegati- aveva trovato acquirenti, l’anno scorso, ma il liquidatore non ha voluto vendere parte dei terreni valutati 90mila euro, temendo che la cessione avrebbe ridotto il valore dell’immobile, e la ventilata vendita della società ne avrebbe risentito». Il clima alle terme oscilla tra rabbia e rassegnazione. «Stiamo vivendo questa situazione da 7 anni- spiegano -: anni di cassa integrazione, promesse, in cui c’è stato un privato che, dopo un anno e mezzo, il comune ha mandato via. Sono circa due anni che il comune ci promette che venderà le azioni della partecipata, fino ad oggi non sono andati a buon fine i vari bandi per il fitto di ramo di azienda. Loro continuano a dire di avere gli acquirenti dietro l’angolo, ma noi non li vediamo». In questo scenario, ne risentono le buste paga.

«Le spettanze di dicembre – dicono – sono arrivate a marzo. Noi dovremmo percepirle entro il sesto giorno del mese. Ci sono ritardi, anche se non più arretrati». Ma i tagli non mancano. Il 25 giugno dell’anno scorso Terme di Agnano spa firma una conciliazione all’ispettorato del lavoro, con la quale i dipendenti rinunciano agli stipendi non corrisposti dal 7 Febbraio 2018 a quella data, circa il 50% di quanto gli spettava. Un sacrificio in cambio della promessa di non licenziare, trasferendo 27 lavoratori all’Asìa, partecipata dei rifiuti, e 5 alla Napoli Servizi. Al momento, tuttavia, il piano lascia molti scontenti. Quelli spostati in Asìa si trovano con lo stipendio ridotto, e denunciano demansionamenti: in certi casi sono assegnati ai servizi di spazzamento. Per Napoli Servizi, viceversa, la fase appare poco propizia: all’orizzonte avanza lo spettro di esuberi. In poche parole, non finiscono mai i guai dei dipendenti termali. Intanto altri 25 di loro rimangono dov’erano, utilizzati nelle residue attività. E tenergli compagnia c’è solo il magone. «Le terme di Agnano – sospirano – sono un patrimonio inestimabile per l’Italia, possedendo caratteristiche uniche. E il termalismo è un settore in crescita ovunque, invece noi le stiamo chiudendo». Risorse di straordinario rilievo naturalistico, ma anche storico.  «Le più antiche testimonianze archeologiche ritrovate ad Agnano – rievoca il sito aziendale – risalgono al IV-III sec. a.C., situate sul versante meridionale dell’antico lago di Agnano sono oggi visibili all’interno del parco delle attuali terme, nell’area del complesso delle piscine termali esterne». La “Grotta del cane” è una cavità artificiale ipogea, di età pre-romana, scavata per trovare una sorgente di acqua termale, o forse per utilizzare il vapore esistente. I resti sono visitabili ancora adesso. Ma è lo stanziamento dei romani ad avviare «la vera e propria attività termale in tutti i Campi Flegrei. L’imponente stabilimento termale di età adrianea (117-138 d.C.) che sorge alle pendici del Monte Spina, testimonia infatti che il termalismo era molto diffuso ad Agnano». Il complesso dell’epoca si sviluppava su sette livelli sovrapposti. «E soprattutto – aggiunge il sito web – aveva la capacità, forse unica, di riscaldare gli ambienti soltanto attraverso il calore naturale che fuoriusciva dal fianco della collina del Monte Spina, alla quale la struttura si appoggiava». E due millenni dopo, siamo alla corsa per evitare la cancellazione di questa storia: senza neppure la minaccia di un’eruzione.
Gianmaria Roberti

 

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